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Domenico Leonardo Cione, medico emerito bagnolese

15.06.2011, Articolo di Tobia Chieffo (tratto da “Il Corriere” del 12.06.2011)

La battaglia spagnola di Cione

A 90 anni dalla sua morte appare doveroso l’omaggio all’illustre medico Domenico Leonardo Cione (Bagnoli Irpino, 25 luglio 1846 – Bagnoli Irpino, 3 gennaio 1921), ricordato anche nel nuovo volume del Dizionario Biografico degli Irpini, di prossima pubblicazione.

E’ una figura che merita certamente di essere riscoperta quella di Domenico Leonardo Cione. Ultimo di nove figli, nasce a Bagnoli Irpino il 25 luglio 1846 da Gennaro e Teresa Pescatori. Come i suoi fratelli maggiori, Domenico ebbe in dono dalla natura un ingegno non comune, e ne diede prova soprattutto durante gli studi universitari compiuti a Napoli. Laureatosi in Medicina e ritornato a Bagnoli, si fece subito apprezzare per le sue virtù di uomo e di scienziato per cui seppe, da subito, raccogliere intorno a sé la generale ammirazione e un profondo rispetto.

Egli, del resto, apparteneva ad una dinastia che insieme ai Pescatori, fin dall’Unità d’Italia, pur non avendo avuto mai componenti nel Consiglio comunale era a capo del partito che dominava la scena politica locale. Dopo l’Unità d’Italia, fino allo scioglimento dei consigli comunali avvenuto nel 1926 con il fascismo, il municipio era infatti conteso da due raggruppamenti, entrambi rappresentati dalla borghesia locale: quello che si identificava con la popolazione della zona bassa “quarto di vascio” e quello che rappresentava la popolazione della parte alta “quarto di coppa”.

Domenico Cione, seguendo la tradizione familiare, pur non ricoprendo cariche politiche, insieme a Nicola Pescatori, divenne appunto il capo riconosciuto del partito al potere che per lunghi anni amministrò il popolo bagnolese fino a quando non prevalse il partito avversario capeggiato proprio da suo genero Domenico Trillo.

Il Nostro, valente nella sua professione fin dall’inizio della carriera, divenne tuttavia, in pochi anni, un vero luminare della medicina, che diffuse i suoi raggi per l’intera provincia e anche fuori. Medico condotto e poi ufficiale sanitario del paese natio, ebbe una fama di clinico che fu apprezzata anche nei paesi vicini, tanto che erano molti quelli che in carrozzella giungevano a Bagnoli per essere sottoposti alle sue cure. Intorno al 1890 fu chiamato a Morra per combattere un’epidemia che là infieriva, e resterà per sempre nel ricordo di quel popolo beneficato; il suo nome sarà indicato dai più grandi medici di Avellino e Napoli come une delle più fulgide glorie della medicina. Tanto è vero che uno più eminenti clinici d’Europa, il senatore prof. Antonio Cardarelli, esortava un gruppo di studenti della terra irpina ad essere fieri di una mente elevata ed uno scienziato clinico qual era il dottor Domenico Cione.

Ma soprattutto vanno ricordati i sacrifici, gli sforzi, la passione e l’amore che dimostrò, durante l’infierire della febbre spagnola del 1918, per strappare alla morte tanti suoi concittadini bagnolesi. Per più settimane tenne fede, senza un minimo di riposo, al suo dovere di medico e non si ritrasse dalla lotta contro il morbo, se non quando ne rimase vittima in prima persona. Da quel momento la fine della sua vita fu in pratica segnata. La sua robusta fibra ne rimase scossa ma, ciononostante, continuò a correre da un capo all’altro del paese per cercare di somministrare, nei limiti del possibile, le cure e le terapie necessarie a tutti i concittadini contagiati, senza mai risparmiarsi, fino a che egli stesso, stremato dal morbo e dalle fatiche, ne fu sopraffatto.

Infatti al sindaco (il cav. Luigi Gatta, farmacista e avversario politico), che a nome di tutto il paese lo ringraziava per l’opera preziosa prestata, egli scriveva dal letto: […] mi ero proposto assolvere il mio doveroso compito di medico e di cittadino fino all’ultimo soffio delle mie energie, ma ogni buon volere si è spento di fronte alla ferale infezione che mi ha colpito. E poco dopo, in un’altra lettera così si esprimeva: […] ho la coscienza di non aver fatto altro che offrire le mie modeste energie in un momento in cui una grave sventura si abbatteva sul paese, ma ciò è un sacro dovere di medico e di cittadino, e non merita alcun encomio. Qualche giorno più tardi, piegato dalla polmonite, si spegneva accompagnato dal conforto della famiglia – la consorte Aurora Cioni, i figli dott. Lorenzo, magg. RR.CC. Michele, prof. Rodolfo, le figlie Teresa in Basile, Amalia vedova Trillo, le nuore Elena Roselli, Filomena Padovano, Nina Melillo, il genero cav. prof. Basile, il cugino comm. avv. Nicola Pescatori – e da una folla di amici bagnolesi e di tutta la provincia.

Il giorno del funerale nella Collegiata Parrocchiale un commosso discorso fu tenuto dal Rev. Giuseppe Di Sabato, ex cappellano militare. Nella piazza Di Capua numerosi furono gli oratori e li ricordiamo tutti: Ing Corradino Gatti, Dott. Ugo Bianchi di Lioni, Dott. Angelo Santarsiero veterinario consortile di Montella, Dott. Giuseppe Agnello Lenzi medico condotto di Bagnoli, Dott. Serafino Apicella Ufficiale sanitario, medico FF.SS. di Montella, Avv. Giovanni Lenzi consigliere comunale di Bagnoli I., Dott. Donato Mancusi medico condotto di Bagnoli, Dott. Cav. Luigi Gatta Sindaco di Bagnoli.

Dopo i discorsi il Cav. Avv. Giuseppe Pescatori, vice pretore di Bagnoli, nipote dell’estinto, vivamente commosso, ringraziò a nome della straziata famiglia le Autorità, gli oratori, i forestieri, il popolo, “che tutti vollero tributare onore all’umano benefattore, a colui che lascia indelebile ed affettuoso ricordo di sé”.

Nella seduta del 6 gennaio 1921, dopo il discorso del ff. Segretario Prof Belisario Bucci, il Consiglio comunale, riunitosi in seduta straordinaria, deliberava di cambiare il nome della strada dove abitava il dottore, che da via Principe Amedeo di Savoia diventava dunque via Domenico Cione. Ancora una seduta straordinaria fu quella del Consiglio provinciale dell’11 gennaio 1921 per ricordare l’illustre medico, pur non essendo egli consigliere provinciale, a testimonianza della stima e della benevolenza che riscuoteva in tutta l’Irpinia. La famiglia Cione, appunto per tale motivo, in occasione del primo anniversario della morte dell’illustre ed amato estinto, «volle che non andassero disperse tutte le parole pronunziate e scritte» (discorsi, telegrammi, lettere, articoli e deliberazioni), che furono espresse da un’intera provincia.

Il libro, In memoria del Comm. Dott. Domenico Leonardo Cione, curato dal figlio Rodolfo (che diventerà nel 1946 il primo sindaco della Bagnoli repubblicana), è servito, proprio come era nelle intenzioni dei familiari, a tramandare a chi non ebbe la fortuna di conoscerlo la figura di un «gran benefattore dell’uman genere». Opere: Quistioni teorico-pratiche sulle infezioni esantematiche acute, all’Insegna dell’Ancora, Napoli 1871. Bibliografia: In memoria del Comm. Dott. Domenico Leonardo Cione, Industrie Grafiche Italia Meridionale, Napoli 1921.

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Il Corriere, La battaglia spagnola di Cione – di Tobia Chieffo, 12.06.2011

                                                                                                       

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