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Sgarbi, dal Marco Pino di Bagnoli all’idea di un Caravaggio al Goleto

07.08.2015, Il Mattino (di Annibale Discepolo)

Vittorio-Sgarbi-a-Bagnoli-Irpino-agosto-2015-5L’arte è anche la summa di coincidenze cosmiche e terrene. E non è strano che dal silenzio che trasuda dalle mura millenarie del Goleto, sempre più spesso felicemente popolate da eventi culturali come la personale «Cosmo mistico» di Luca Pugliese, si possa passare ad un blitz notturno in nome dell’arte a Bagnoli Irpino, protagonista Vittorio Sgarbi.

Non trova pace il professore che ail segni dell’arte che scorrono dal ‘200 di Giotto al ‘400di Paolo Uccello e insigni rinascimentali (Giorgione, Beato Angelico)fino ai contemporanei, proprio non sa resistere. «È il mio cibo», ammette durante la corsa da Sant’Angelo a Bagnoli, nell’Audi all road il cui abitacolo è una mini libreria viaggiante che minaccia di travolgere il passeggero di turno con i suoi volumi tutti d’arte.

Quella, stavolta targata ‘400, firmata Marco Pino d Siena, carpita per un riferimento (ammetto, voluto per vederne la reazione) nel corso della mostra di Pugliese ed alla cui fine Sgarbi ha preteso ci si catapultasse a Bagnoli.

È tardi ma c’è festa in piazza e pure incredulità per la presenza di Sgarbi. Il sindaco Filippo Nigro colto di sorpresa, lo accoglie in bermuda sulla soglia della maestosa chiesa di San Domenico del 1490. Ci sono il parroco don Stefano Dell’Angelo e Tobia Chieffo, ex sindaco, oggi presidente di BagnolièAmore e storico.

Il cordiale benvenuto fa presto spazio all’obiettivo, già diventato ossessione: la pala d’altare del 1556 che raffigura la Madonna del Rosario. È in fase di restauro, come la gigantesca cornice lignea, opera magnifica di artisti locali.
Sgarbi si sofferma sulla doratura sfibrata del tempo ma ancora pulsante che esibisce nelle due paraste laterali e nella cimasa superiore, scene sacre. «Sublime», commenta Sgarbi, al quale Chieffo, che gli indica altre opere di raffinato gusto pittorico ma di piccole dimensioni, gli fa dono di alcune pubblicazioni e lo invita a tornare. «A ottobre – promette lui – per la sagra del tartufo». E per un expertise di affreschi e dipinti della chiesa come quelli di Jacopo Cestaro e Andrea D’Asti, settecentisti bagnolesi.
Poi, blitz a passo olimpionico alla collegiata Santa Maria Assunta che custodisce il coro del ‘500, protetto dall’altare coevo in marmo policromo. Sgarbi è affascinato dagli stupendi intagli, opera di sapienti artigiani locali.

S’è fatto tardi. Ad attenderlo a La Pergola di Gesualdo c’è pura la Repole, sindaco di Sant’Angelo, brava a generare un’idea decisamente sgarbiana: proporre un’opera d’arte da urlo al Goleto. Un Caravaggio, la conversione di Paulo, la folgorazione sulla via di Damasco, custodito a Santa Maria del Popolo a Roma. Vittorio la conosce bene, ha scritto il punto di vista del cavallo.

Un sogno? La potenza dell’arte non ha limiti.

                                                                                                       

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