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Il paleolago di Montella nell’Alta Valle del fiume Calore Irpino

01.03.2016, Note di Angelo Capone

fossa-tettonica-montella-bagnoliPiù persone mi hanno chiesto delucitazioni circa mie affermazioni sulla esistenza di un paleolago a Montella nel lontano passato e, non ultima, la Redazione di PALAZZO TENTA39 ha posto il quesito in ragione di una foto presentata nel mio articolo sulla Poesia “PERCIO’ TI AMO ” di Pasquale Sturchio dedicata alla divina Accellica. La foto panoramica scattata dalla base di Monte Piscacca (evolventesi da Bagnoli a Montella attraverso Mezzane-Celeca-Serralonga-Sassetano-Terminio) metteva in primo piano, ribassata, l’area subpianeggiante che caratterizza LA FOSSA DI MONTELLA-CASSANO-BAGNOLI e la fa sembrare sede di un enorme lago svuotato.

In uno studio eseguito – su sollecitazione di Padre AGNELLO, in prosieguo di una relazione pregressa donata al compianto PadreSilvio Stolfi – per inquadrare Il Convento di San Francesco a Folloni nel contesto idrogeomorfoevolutivo dell’Alta Valle del fiume Calore che lo lambisce a NE, raccogliendo i risultati di sondaggi e accertamenti eseguiti a partire dagli anni settanta, si era pervenuti ad una rappresentazione grafica e ad una sintesi capace di dare ragione anche delle esistenze paleolacustri. La sintesi narrava all’incirca quanto segue:

La fossa di Montella, anfiteatro natuarale tra i rilievi calcareo-dolomitici di Bagnoli-Montella-Cassano e argilloso-fliscioidi di Nusco-Tagliabosco, rappresenta il risultato delle varie fasi Neotettoniche A-B-C-D ( surrezioni e sprofondamenti ) che hanno caratterizzato l’orogenesi dell’Appennino Meridionale Irpino nel Pleistocene (1.4000.000-700.000-420.000-70.000 anni fa) e nell’Olocene, (all’incirca i più recenti diecimila anni successivi alla ultima fase glaciale nota in letteratura col nome Wurm o glaciazione Wurmiana ), con segni terminali ancora in atto, come dimostra il sisma del 23 novembre 1980 avvenuto principalmente per faglia diretta Laviano-Lioni, con rilevante rigetto a giorno su Monte Marzano , con sollevamento decimetrico del fronte Nord del Massiccio del Cervialto e con esiti fino a contrada ” IURINTINO”. ( Vedi frana lato vergente a Lioni e rotolii di grossi massi calcarei espulsi e rotolati giù per le pendici di Montagnone di Nusco -lato vergente a Tagliabosco).

Gradinate di faglie dirette e relative monoclinali rialzate al contorno della piana tettonica di Montella hanno fatto sì che l’area più depressa (molto più delle attuali quote slm) fosse confinata alla base dei rilievi antropizzati del centro storico montellese, fino alla linea ferroviaria ed oltre, per tutta la Piana di Folloni, fino alla strada provinciale di raccordo Cassano-San Francesco-Ponte omonimo e, da qui, fino alla cascata Ponte della Lavandaia, sul fiume Calore in uscita dal dominio calcareo.

Un primo e più antico ed ampio paleolago, (o due paleolaghi), a forma condizionata dalla paleogeografia del substrato impermeabile argilloso-fliscioide , raccordato ai calcari sollevati a giorno a SW ( base Monte, base distale Vestee, base Serra-Torre ), era verosimilmente impostato in questa area e riceveva le acque del fiume Calore e del torrente Sorbitello-Santa Maria; quelle provenienti dal territorio di Bagnoli, in parte , le più prossime a San Francesco, potevano defluire fuori dal lago, all’incirca lungo l’attuale corso del fiume Calore da San Francesco a Monticchio-Cassano.

Su questa direttrice: l’ubicazione di più emissarii subaerei. A livello carsico, invece, viste le recenti conoscenze sulla rilevante profondità della falda acquifera nei rilievi calcarei Serre-Monte e base Vestee, si può ipotizzare la presenza di uno o più paleoinghiottitoi che drenevano rilevanti quantitativi di acqua nei calcari prospicienti Piediserra -Torre-Vestee e con presenza di carsismo fossile, attuamente coperto da detriti alluvionali e, presumibilmente, con deflusso sotterraneo orientato diversamente rispetto alle enorme sorgente di Montella-Bagno della Regina e minori di Cassano , tutte scaturigini captate preminentemente dall’Acquedotto Pugliese e addotte con galleria, sotto Stratola, verso Caposele e con ulteriore prosieguo verso La Puglia. Quanto, in ragione anche della non riscontrata presenza della falda acquifera di base nei primi circa 300m dei calcari delle “Pitinite” , sotto la quota della sorgente Bagno.

La seconda fase neotettonica ( B ) ha determinato il ringiovanimento dei fiumi e dei torrenti e, quindi, l’arrivo di un maggiore apporto solido che si è riversato, nei millenni, a seguito di molteplici grosse piene alluvionali , sulle supefici a giorno pregresse e nel lago, sotto forma di ciottoli, ghiaie, sabbie,limi e argille, a seconda della profondità del lago e della distanza dalla paleoriva, fino a colmarlo totalmente e, congiuntamente ai sedimenti del Calore, con quelli, altresì rilevanti, del torrente Sorbitello ( proveniente dal Monte Terminio) che ha generato anche una grossa Conoide di Deiezione a ventaglio e capace di riempire totalmente ,ed oltre, il paleolago (ghi) e in più di deviare il corso del fiume Calore di circa 90 gradi , all’altezza del Ponte della Lavandaia. Risconti di tali eventi lacustri sono emersi da più sondaggi profondi ; in particolare, per i sedimenti lacustri limoso-argillosi-plastici – grigio scuri – si rimanda a piazza Principe di Piemonte ed a Cagnano-Prati. Vista la potenza dei sedimenti continentali trasportati e la loro gravosità ( spessore : almeno maggiore di 100m, fatta eccezione per Sottomanticchio) non sono da escludere, connessi alla tettonica, anche fenomeni di subsidenza. Più laghi residuali , anche temporanei, hanno caratterizzato le fasi C e D e tutto fa presumere che proprio a Cagnano-Prati sia stato ubicato il lago, poi residuale, più consistente per durata, ampiezza e profondità e che sia stato attivo fino ai tempi più recenti, prossimi all’alto Olocene ( fine glaciazione del Wurm-inizio attuale periglaciazione : circa 10.000 anni fa). Per stabilire fino a che epoca dell’Olocene periglaciale ci sia stato il lago, datazioni più precise sono possibili, con metodi assoluti, su elementi radioattivi dei più recenti sedimenti, palesemente lacustri, rinvenuti eartefici dell’ esaurimento-colmata del lago, sicuramente temporaneo in fase terminale.

Oltre l’area descritta che sottende la piana di Montella-Folloni, non sono stati riscontrati sedimenti imputabili ad altri paleolaghi e tantomeno ad uno e molto più grande lago esteso fino alle falde di Bagnoli ( area Muliniello-Fontanauddi). Le aree fliscioidi pianeggianti esistenti intorno alla Piana di Folloni, a partire da Bagno della Regina fino a San Francesco (fascia compresa tra provinciale 43 e fiume Calore) ed in prosieguo , la fascia tra i torrenti Iennarulo e Lacinolo, fino alle falde di Bagnoli (intorno Fontanauddi), sono frutto di antichi paleopeneplani costituiti da formazioni fliscioidi marine scampate alla erosione che si era instaurata prima che si sollevassero ulteriormente le più recenti montagne erette intorno all’attuale fossa tettonica di Montella-Bagnoli, all’epoca già emersa e in fase di paleoerosione avanzata delle coltri arenaceo-argillose e sovraimposte a copertura dei calcari sottostanti, come quelli biancastri delle nostre montagne.(Invero, in quet’area verso Bagnoli, sondaggi-pozzi Bruno-Cianciulli e trincea SNAM hanno riscontrato sempre e solo argille marine e non lacustro-continentali). La porzione più orientale del lago (ghi) poteva raggiungere l’ area della Lavinella , subito a monte del ponte di San Francesco , con sedimenti rierosi dal fiume Calore e/o parzialmente coperti da alluvioni ciottolose recenti, non più esistente per la rottura della piccola soglia di San Francesco ben resistente ( arenarie e pezzame litoide duro e resistente della formazione delle Argille Varicolori) e scavata per lenta erosione regressiva incanalata del Calore. E’ superfluo dire che, da qui a Cassano, il Calore scorreva ad una quota di alcuni metri più alta dell’attuale.

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Sarebbe utile promuovere tesi capaci di fare chiarezza sull’evoluzione della superficie-substrato coperto di Montella-Folloni, sulle reali direzioni di deflusso ( in subalvea e/o anche in potenziali contatti carsici sommersi) e studi mirati per la ricerca finalizzata alla migliore salvaguardia delle connesse falde acquifere e al loro potenziale rimpinguamento / per un successivo sfruttamento in periodi di scarsità / per usi idropotabili e complementarmente agricoli.

Per questi ultimi ( insisto, minimo sindacale) sarebbe auspicabile riparlare “seriamente” dell’invaso dell’Acera (Mezzane Basse) capace di dare acqua all’agricoltura di Bagnoli, Montella, Cassano piano-Ponteromito-intorno al f. Calore e senza intaccare il minimo vitale di quest’ultimo con prelievi abusivi puntuali e/o “semilegali ” come per l’ attuale presa sul “Ponte del Fascio” che comporta secca tardo estiva del fiume e della cascata del Ponte della Lavandaia, ovvero “Ponte re lo Jumo”. Povere trote “fario autoctone”… e mancata diluizione di agenti inquinanti!

Altri piccoli invasi regolatori , o a perdere ( anche briglie, pozzi e/o trincee) per rimpinguare le falde nei periodi di piena , sarebbero oltremodo utilissimi anche per evitare che ” in co’ del ponte, presso a Benevento “… alluvione 2015…!!!per Bagnoli: torrente Caliendo, Vallone Piscacca e V. San Vito. Per Montella: alluvione del torrente Sorbitello -Santa Maria del 1929 , con crolli lungo le sponde del torrente e con Saleconito totalmente allagato ; utile ricordare anche l’alluvione che demolì il “romano” ponte di Stratola !!! A quando la futura bomba d’acqua per il prossimo alluvionamento su Montella “delle mani sulla piana” dagli anni 50 in poi?!? Non più ubicata sui rilievi improduttivi e resistenti a frane, piene torrentizie e terremoti e senza protezioni golenali, frane-colate ostruenti il Sorbitello, briglie-invasi regolatori ecc.!?

Allego foto della fossa tettonica di Montella-Bagnoli vista dalla base del monte Piscacca.

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LE FOTO

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