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I lavori di ristrutturazione al Castello Cavaniglia

di Erminio Rama

(Articolo pubblicato sul sito di “Palazzo Tenta 39” di Bagnoli Irpino il 17 novembre 2009)

Il parere di un cittadino che come tanti ama il proprio paese

Come tutti sanno, sono stati eseguiti i lavori di ristrutturazione al Castello Cavaniglia. Personalmente non condivido gli interventi realizzati, poiché hanno modificato lo stato originario del fabbricato. Hanno ricostruito le parti di muro crollate ma non le hanno riportate alla quota originaria, mentre quelle che erano rimaste intatte e tenutesi in piedi nel tempo, le hanno tagliate ricavandone dei falsi merli. Dico falsi perchè prima dei lavori di restauro non si intravedevano segni che ne confermassero l’esistenza. In quanto alla copertura, non sono affatto d’accordo con la previsione del progetto di lasciarla a terrazzo. Negli anni in cui è stato costruito il Castello non esistevano prodotti isolanti o guaine necessarie a impedire infiltrazioni d’acqua attraverso le lesioni che inevitabilmente si creano nei solai in legno soggetti a continue sollecitazioni di stagionatura, di peso del pavimento e della neve. Un terrazzo si poteva ipotizzare se il solaio fosse stato realizzato a volta, in pietra o in mattoni. Questo, però, non è il nostro caso perché i muri perimetrali non hanno lo spessore sufficiente per resistere alle spinte che la volta avrebbe scaricato su di essi e non esistono, all’esterno del Castello, c ntrafforti o tiranti necessari a sostenere tali spinte. Né tanto meno, nella parte interna dei muri perimetrali, si intravedono le tracce del piano d’imposta dell’eventuale volta. Quindi la copertura era a quattro falde, con capriate in legno e coppi di argilla. Il piano d’imposta delle capriate coincideva con quello del solaio che vogliono lasciare a terrazzo. Infatti da questa quota si riduce lo spessore del muro perimetrale lasciando così una risega dove alloggiava il canalone che serviva a far scorrere l’acqua piovana; acqua che in parte veniva espulsa fuori le mura attraverso i doccioni in pietra, tuttora esistenti, e in parte alimentava la cisterna attraverso un tubo di argilla; cisterna, purtroppo, demolita senza considerare che potesse testimoniare le condizioni di vita di quell’epoca. Sono in disaccordo anche sulla realizzazione della scala in acciaio che conduce fino al terrazzo, coperta con un orrendo “sgabuzzino”. Perché non lasciarla in legno com’era originariamente e terminante nel sottotetto? Inoltre nel ripristinare i vuoti delle finestre e delle porte d’ingresso hanno sì ricostruito le piattabande a volte e gli squarci ma hanno dimenticato le dovute mazzette che ritroviamo, invece, in alcuni vuoti tuttora esistenti. Le mazzette sono necessarie per l’alloggio e la corretta apertura degli infissi che altrimenti, senza queste, sbatterebbero sotto la piattabanda voltata. Gli infissi erano in legno di castagno, materiale locale che bene si presta nel campo dell’edilizia date le sue proprietà di durevolezza e resistenza nel tempo perché antitarlo. Anche i solai erano fatti con travi di castagno, tutte dello stesso spessore e non come sono stati realizzati dopo i lavori di ristrutturazione, con una trave portante centrale più spessa e travetti trasversali più sottili (il tutto antiestetico). Chiunque sia entrato nel Castello, ricorderà che in un paio di stanze vi era un angolo sporco di fumo; testimonianza, questa, della presenza delle “focagne” con le dovute canne fumarie. Dopo i lavori, invece, i solai sono privi di fori, e ciò lascia supporre che nessuna canna fumaria sarà ricostruita. Concludo dicendo che, secondo il mio modesto parere, in qualsiasi intervento di restauro bisogna rispettare fedelmente lo stile dell’epoca in cui è stato costruito l’edificio, cosa di cui, purtroppo, non si è tenuta conto in questo caso. Mi auguro che presto sia stanziato un altro finanziamento, che i nuovi lavori tengano presente tutto ciò e che quanto prima il Castello sia utilizzabile dalla comunità.

I lavori di ristrutturazione del Castello, Erminio Rama, 17.11.2009

Note sul restauro del Castello Cavaniglia, Nello Nicastro, 18.12.2009

                                                                                                       

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